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SÌ all'iniziativa-espulsioni


Di Alice Glauser, consigliera nazionale, presidente Donne UDC Svizzera romanda, Champvent (VD)

Il 28 novembre 2010, il popolo svizzero potrà finalmente votare sull’iniziativa popolare per l’espulsione degli stranieri criminali. È ora che gli stranieri che non rispettano le nostre regole e le nostre leggi siano sistematicamente espulsi verso il loro paese d’origine.

L’economia svizzera ha e ha sempre avuto bisogno della manodopera straniera. Questi lavoratori hanno contribuito molto alla crescita di parecchie imprese.

Tuttavia, quando c’è una crisi come quella avuta nel 2009, il massiccio afflusso verso il mercato del lavoro svizzero diventa un problema. Nel 2009, nonostante la crisi, più di 138'000 nuovi stranieri sono immigrati in Svizzera. Se a questi aggiungiamo i 43'000 naturalizzati e il numero record di lavoratori frontalieri, questa cifra diventa ancor più impressionante.

Ciò è tanto più problematico in quanto non tutti gli stranieri entrano in Svizzera con buone intenzioni. Molti desiderano approfittare del nostro generoso sistema sociali o si danno alla criminalità. Il nostro sistema non deve più accettarli d’ora in avanti. Gli immigrati sono tenuti a rispettare le nostre regole e le nostre leggi.

Gli usi e costumi degli stranieri differiscono spesso sensibilmente dai nostri e diversi immigrati rifiutano di adottare le nostre norme di comportamento. Quelli che desiderano vivere e lavorare in Svizzera devono adattarsi e non violare la legge.

La sinistra contesta sistematicamente le cifre su questo oggetto. Il fatto è che, particolarmente nel 2009, più del 70% degli autori di reati detenuti nelle nostre carceri era di costituito da stranieri. Più della metà (51,2%) degli adulti condannati erano stranieri. Lo dimostrano le cifre dell’Ufficio federale di statistica. Se si osservano più specificamente i crimini gravi quali la violenza carnale o gli omicidi intenzionali, la proporzione sale al 60%.

La situazione è perciò chiara : gli stranieri autori di reati devono essere espulsi. Tale misura darà un segnale altrettanto chiaro agli altri immigrati.

Ci si oppone regolarmente l’argomento secondo cui già oggi sarebbe possibile decretare delle espulsioni giudiziarie. Bisogna allora spiegare perché ciò non succede praticamente mai. La risposta è semplice: perché l’applicazione delle leggi differisce molto tra un cantone e l’altro. Certi fanno uso del loro potere d’apprezzamento, altri vi rinunciano totalmente. Inoltre, le procedure d’espulsione sono lunghe ed esistono parecchie vie di ricorso. Per obbligare i cantoni a eseguire le decisioni federali in materia d’espulsione, l’UDC chiede una formulazione iscritta direttamente nella Costituzione federale.

Gli oppositori dell’iniziativa-espulsioni rimproverano all’UDC la sua presunta incompatibilità con il diritto internazionale, perché sarebbe illegale espellere dei rifugiati e perché tale misura penalizzerebbe le famiglie. In realtà, l’art. 8 cpv. 2 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo (CEDU) prevede espressamente che lo Stato possa intromettersi nella struttura familiare esistente, se la sicurezza nazionale, il benessere economico del paese o il mantenimento dell’ordine pubblico sono minacciati. Questa è proprio la ragione d’essere dell’iniziativa-espulsioni. L’espulsione dei rifugiati è d’altronde oggetto di una regolamentazione simile.

Il 28 novembre 2010, al fine di migliorare la reputazione dei numerosi stranieri viventi nel nostro paese che sono pronti a integrarsi e che danno prova di un comportamento corretto, l’iniziativa-espulsioni deve essere accettata e il controprogetto ostruzionistico deve invece essere respinto.

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