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SÌ all'iniziativa-espulsioni


Di Maximilian Reimann, consigliere agli Stati, Gipf-Oberfrick (AG)

L’iniziativa UDC per l’espulsione merita un sostegno senza riserve. Il controprogetto sottoposto dal Parlamento, con il suo discutibile articolo da iscrivere nella Costituzione, al contrario, è inadeguato e deve dunque essere respinto. È l’unico modo per presentare alla maggioranza di centro-sinistra del Parlamento un cartellino rosso per il suo comportamento antidemocratico!

Quale membro della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, ho partecipato dalla A alla Z ai dibattiti concernenti l’iniziativa-espulsioni, il controprogetto indiretto e poi diretto. Inizialmente regnava in seno alla sinistra e fra i “buonisti” l’opinione che l’iniziativa potesse essere spazzata via da una dichiarazione d’irricevibilità. Non era possibile in quel momento ignorare i diretti legami con il discutibile Club Helvétique, questo curioso club antidemocratico che si applica con tanto accanimento a restringere i diritti del popolo. Questo club conta fra i suoi membri non solo la sinistra e i Verdi, ma anche dei rappresentanti del PPD e del PLR, come ad esempio l’ex-presidente del Tribunale federale Giusep Nay, il sindaco di Soletta e consigliere nazionale Kurt Fluri o il turbine antirazzismo Georg Kreis. Il progetto di dichiarare irricevibile l’iniziativa è pateticamente fallito.

Violazione del principio dell’unità di materia
In seguito, si è trattato di opporre all’iniziativa un controprogetto indiretto a livello di legge. Mentre questo lavoro era già a buon punto, l’inatteso SI del popolo e dei cantoni all’iniziativa anti-minareti ha avuto l’effetto di una bomba. Si è allora capito che il popolo ne aveva abbastanza della tolleranza ipocrita nei riguardi degli stranieri terroristi e criminali, che nocciono alla sicurezza della Svizzera e rivendicano degli ordinamenti legali particolari. Il Parlamento ha perciò voluto contrastare questo fenomeno e ha elaborato, sotto l’egida del PLR, un controprogetto diretto a livello costituzionale. Al fine di attirare anche la sinistra sul carro anti-UDC, questa è inoltre stata adescata con la stesura di un molto criticabile articolo 121° CF, relativo all’integrazione, come pure con l’attenuazione dell’art. 121b, relativo all’espulsione e all’allontanamento. Tale procedura contravviene chiaramente al principio dell’unità di materia. Un cittadino che volesse espellere i criminali stranieri, tuttavia secondo delle regole meno severe di quelle dell’UDC, ma che non ne volesse sapere delle misure d’integrazione “bigotte” e costose del controprogetto, non sarebbe in condizione di esprimere questa sua opinione sulla scheda di voto.

Raggirati i cantoni

È notorio che il controprogetto impone ai cantoni e ai comuni tutta una serie di obblighi concernenti l’aiuto – massiccio e costoso – all’integrazione. Ma nessuna consultazione degna di questo nome è stata fatta presso i cantoni e i comuni. Questi sono stati semplicemente ignorati. Si tratta di un incontestabile violazione della sovranità cantonale. In occasione dell’ultima assemblea plenaria della Conferenza dei governi cantonali (CGC) è stato amaramente affermato: “Vista l’ampiezza delle conseguenze dell’articolo relativo all’espulsione sui rapporti fra la Confederazione e i cantoni, i governi cantonali si chiedono e come debbano prendere posizione in vista della votazione popolare” (verbale della CGC). Da parte mia, raccomando alla CGC di chiedere anche consiglio a questo proposito presso le eminenze giuridiche del Club Helvétique. Vorrei infatti vedere la loro reazione di fronte alla flagrante violazione delle competenze fra Confederazione e cantoni in materia d’integrazione degli stranieri.
Il 28 novembre, votate SÌ all’iniziativa-espulsioni e bloccate l’inutile controprogetto!



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